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Il marketing apre l'era del post-brand

11 Gennaio 2010 - Ore 16:45


E' nata ufficialmente una nuova forme di marketing. Si chiama "green marketing" dal titolo del libro del suo profeta John Grant "Green marketing. Il manifesto". L'American Marketing Association definisce il green marketing come la "commercializzazione di prodotti realizzati nel rispetto dell'ambiente e, più in generale, l'offerta di servizi erogabili attraverso modalità o mezzi ecologici". Al di là delle definizioni, il green marketing sta diventando uno strumento vigoroso per le aziende che hanno iniziato ad usarlo per migliorare la propria reputazione, perché i consumatori cominciano a essere molto sensibili sull'argomento.

  Ma, secondo Grant, l'ecosostenibiltà aprirà la strada a una nuova era, quella del post-brand, che è come dire: fareste meglio a non buttare i prossimi soldi in spot pubblicitari. Grant  fissa alcuni punti chiave utili per lo sviluppo delle future strategie di marketing. Il suo ragionamento si basa su due progetti chiave: il primo è che l'obiettivo del marketing è generare profitti, per questo motivo, qualunque principio o pratica che non riesca a soddisfare questo obiettivo è fallimentare.

   Il secondo concetto è che il marketing  verde non è una tattica da usare a scopo promozionale, ma un principio operativo da applicare a tutte le azioni che l'azienda decide di intraprendere. Un'impresa non può avere come unico obiettivo il profitto; se crea valore per gli azionisti, ma non per la società nel suo complesso, è destinata a pagarne le conseguenze nel lungo periodo.

   La riflessione più interessante Grant la concentra nel capitolo finale del libro, in cui ipotizza lo scenario futuro, quello del post-brand, che significa lavorare con idee e significati sociali più autentici, idee capaci di trasformare gli atteggiamenti e gli stili di vita.  Come è avvenuto nel mondo dei media, con l'affermazione di internet,  nello stesso modo il marketing post-brand  restituirà un contatto più diretto e sincero tra chi produce e chi consuma.
Fonte: Il Sole 24 Ore, 14 dicembre 2009